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Comune di Castelpoto (BN)
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La Chiesa Cattolica
5 giugno 1688, ore 20.00.
Pochi, ma eterni e terribili attimi, e della chiesa e di buona parte del paese non resta in piedi alcunché. Un violento terremoto, tra il decimo e l’undicesimo grado della scala Mercalli, uno dei più violenti tra quelli verificatisi in epoca storica, cambia radicalmente il volto di Castelpoto e cancella la sua chiesa che sorgeva al “Monte”, allora chiamato “ Li Liccitielli”. “La Chiesa Arcipretale di S. Nicolò di Mira della Terra di Castellopoto” era una delle più antiche della diocesi di Benevento.
L'arciprete Mastrocinque, nel fare l’inventario dei danni, il 18 settembre 1690, scriveva: “...quanno detta Chiesa fusse stata edificata non può tenersi tradizione, né da chi fusse stata consacrata, o benedetta...”.
Con ogni probabilità la sua costruzione si potrebbe far risalire all’undicesimo secolo, periodo in cui era già molto diffuso nell’area beneventana il culto per il Santo di Mira. Da misurazioni effettuate il 22 aprile dell'anno 1828 dal parroco dell'epoca, il rev. Cosimo De Mennato, la chiesa aveva le seguenti dimensioni: “... lato settentrione si è trovato lungo canne 10 e mezza, ha mezzodì canne 10, largo da levante canne 5 e ponente lo stesso”.
Se rapportiamo queste misure al sistema metrico decimale che è oggi in vigore, le dimensioni dovrebbero corrispondere a una lunghezza di 21 metri per 10,5 metri di larghezza.
Dopo il terremoto le mura restate in piedi misuravano 36 palmi di lunghezza per 12 palmi di altezza, vale a dire 9,36 metri per 3,12 metri, e furono valutate 33 ducati. L’edificio, da quello che si può ricavare dalle testimonianze, non doveva essere proprio semplice se al suo interno, oltre all’Altare Maggiore consacrato a S. Nicola e all’Altare della confraternita del S. Rosario, comprendeva cinque Cappelle, dedicate rispettivamente alla SS. Annunziata, a Santo Antonio da Padova, a Santa Maria del Carmine, a Santa Maria del Suffragio e allo Spirito Santo, quest'ultima di proprietà della famiglia Zainella.
In seguito al crollo e, in attesa della costruzione della nuova chiesa, le funzioni religiose venivano celebrate in una “cappelluccia campestre” dedicata a S. Michele Arcangelo; questa cappella, molto probabilmente, era situata nell'area dell'attuale piazza Garibaldi che, allora, si trovava al di fuori del centro abitato ed era denominata “i Saùci”.
Durante i lavori di sistemazione della piazza, nel corso degli anni sessanta e settanta, è venuto alla luce un considerevole numero di resti umani e ciò è spiegabile con il fatto che le sepolture, prima della rivoluzione francese, venivano effettuate in fosse poste sotto i pavimenti delle chiese. Fino a non molti anni fa, nella stessa piazza Garibaldi, vi era una croce in legno, con scolpito un volto di Cristo, che indicava il luogo su cui sorgeva la cappella. La croce, purtroppo deturpata dai ladri che ne hanno asportato il volto, le mani e i piedi del Cristo, si trova attualmente alla contrada Cisano.
Il primo progetto per la costruzione di un Camposanto fu redatto nel 1819 e il sito era stato localizzato alla contrada Valle; sul perché della mancata realizzazione dell’opera non è stato possibile accertare la cause. L’attuale localizzazione del Camposanto risale, invece, al 1882. Nel territorio di Castelpoto sorgevano altre cappelle campestri: Santo Spirito, San Barbato, Sant’Andrea (sconsacrata nell’anno 1692) e, nell’ambito del centro urbano, San Rocco. Degli arredi della vecchia chiesa furono recuperati un piatto per le offerte con al centro le figure di Adamo ed Eva e intorno una frase, probabilmente, in scrittura beneventana anteriore al dodicesimo secolo; una campana piccola, dedicata a S. Nicola e S. Domenico che recava la seguente incisione: HOC OPUS FIERI FECIT CUM ELECTIONE DOM. DE LUISI, ET ANDREA MAJO, NUNTIO DE VELTRO – A. D.mi 1596 – I.V.M. S. NICOLAI, ET S. DOMINICI e di cui, purtroppo, non si sa che fine abbia fatto; e un’altra campana dedicata a Cristo re, con la scritta: CHRISTUS REX VENIT IN PACE – DEUS HOMO FACTUS EST – VERBUM CARO FACTUS EST – A. D. 1620 – I.V.M. S. NICOLAI, S. ANTONIJ, ET PHILIPPI NERIJ Quest’ultima campana, che dall’inventario del 1697 risultava rotta, fu riparata in tempi successivi e non è più esistente, perché è stata rifusa (!) nel 1979 e sostituita con una nuova con sopra impresse le immagini dell’Immacolata e di S. Costanzo.
In seguito, secondo quanto è stato tramandato, una colonna del vecchio edificio sarebbe stata utilizzata come base per la Croce che attualmente si trova lungo via Roma, che in origine era chiamata via Croci. Nel 1692 il cardinale Vincenzo Maria Orsini, con una sua bolla, ordinò la costruzione di una nuova chiesa e i lavori furono portati a termine nell’anno 1697.
La prima pietra, benedetta dall’abate di Santa Sofia Tommaso de Blasio, fu posta il 22 marzo del 1692.
La chiesa, che chiude l’attuale piazza Libertà, fu eretta a spese del popolo e consacrata dallo stesso cardinale Orsini il 4 novembre 1698. Il cardinale, per ringraziare il popolo di Castelpoto per l’impegno profuso nella ricostruzione del tempio, concesse, in eterno, l’indulgenza plenaria a chiunque si rechi a visitare la nostra chiesa nel giorno anniversario della sua consacrazione.
L’edificio, in origine ad una sola navata lunga 80 palmi e larga 26, corrispondenti a 21 metri di lunghezza per 6,85 metri di larghezza, era a croce latina.
La copertura era costituita da embrici, cioè lastre trapezoidali in laterizio, ricoperti da coppi, senza soffittatura.
Il tetto era a due pannate e lungo le pareti, intonacate di bianco sia all'interno che all'esterno, si aprivano cinque finestre a uguale distanza l'una dall'altra.
Nel pavimento si aprivano cinque fosse per la sepoltura dei morti: quattro fosse erano “della Chiesa”, mentre la quinta apparteneva alla famiglia Bartoli “Barone della Terra”.
Sulla porta d'ingresso, rivolta a levante, c'era una nicchia con dipinta l’immagine della Madonna con ai lati S. Domenico e S. Nicola.
Sulla parete di fronte all'ingresso, attaccato al muro c'era l'Altare Maggiore, sormontato da tre nicchie dove stavano “collocate tre statue di legno nuove”: la Madonna, al centro, e S. Nicola e Sant'Antonio da Padova, ai lati.
A sinistra, entrando, dalla parte del corno dell’Epistola, si trovava un altare dedicato alla Madonna del Rosario e appartenente alla omonima Congrega.
A destra, dalla parte del corno del Vangelo, c’era un altro altare, dedicato a S. Maria delle Grazie, sormontato da un dipinto su tela della Madonna con ai lati i Santi Filippo e Francesco Saverio, ed era di proprietà della famiglia Bartoli che ne curava la manutenzione.
Dal libro dei “Sinodi Beneventani” 1689-1724 (arch. Parrocchiale S. Leucio Vescovo - San Leucio del Sannio) risulta, inoltre, che: “La chiesa arcipretale coll'altare maggiore si mantiene nelle cose straordinarie dalla Università, nelle ordinarie dal rettore e l'altare maggiore colle rendite di Sant' Antonio da Padova” (anno 1698, pag. 417) “L'altare del Rosario si mantiene dalla confraternita” (anno 1698, pag. 455) “L'altare della B.V.M. delle Grazie dal signor barone Bartoli, come erede del quondam cherico persio Alessandro Bartoli” (anno 1698, pag. 455).
Esisteva anche “N. 1 spedale non perfezionato” (anno 1707, pag. 313) Ed infine, vi erano due congreghe: “La congrega del Rosario” (nel 1894 il patrimonio fruttifero immobiliare, risultante dai canoni in enfiteusi perpetua, di questa Congrega ammontava a £ 133,54) e la “Congrega di Sant'Antonio da Padova” (anno 1717, pag. 378).
Nella chiesa si conservavano “due braccia di legno indorato” con le reliquie di “S. Costanzo mart. - un pezzo grande d’osso della costa” e di “S. Laureato mart. - un pezzo similmente grande della gamba” (anni 1686-1723, pag. 639).
Prima di assumere l’attuale forma, numerose sono state le modifiche che la chiesa ha subito, vuoi a causa di danni provocati da eventi naturali, vuoi per renderla più bella e accogliente, a cominciare dall’anno 1790, quando fu costruita la navata di destra.
Nell'anno 1818, fu aggiunta la navata di sinistra, in modo da inglobare i bracci laterali della pianta originale a croce latina. Fu mantenuta la conformazione del tetto a due pannate, anche se lo spiovente che copriva la navata di sinistra era leggermente più basso.
Nel 1816 fu aggiunta la campana grande dedicata alla Madonna, a S. Nicola, a S. Costanzo e a Sant'Antonio da Padova e che reca le immagini a sbalzo della Madonna del Rosario, del SS. Sacramento, di S. Nicola e di S. Costanzo e la scritta: OPUS PAULIANTONI ET PIETRANTONI POLZELLA FRATRUM ET SAXIONARIO D.O.M.B.M.V. CAELORUM REGINAE, DIVO NICOLAO MIRENSI, ANTONIO PATAVINO ET CONSTANTIO MARTIRI DEDICAT ET AERE PUBBLICO CONFICI COMUNE CASTRIPOTI – GERENTIBUS IGNATIO FEO SINDICO ET XAVERIO MAIO CANGELLARIO – A.D. MDCCCXVI Il 29 luglio 1858 il campanile fu innalzato di un ulteriore piano, fino a raggiungere l'altezza attuale.
La mancanza di giovani campanari e l’elettrificazione hanno ridotto di molto la bellezza del suono delle nostre campane. Da una relazione, che porta la data del 30 giugno 1926, redatta da mons. Ildebrando Mancini e controfirmata da don Innocenzo Feo, vicario foraneo, apprendiamo ulteriori notizie sullo stato della chiesa di S. Nicola da Mira.
Altre significative modifiche si sono avute dopo la seconda guerra mondiale; negli anni cinquanta e sessanta fu rifatta la casa canonica e nel 1958, poiché l'amministrazione comunale dell'epoca non voleva che fosse eretto in luogo pubblico un monumento ai caduti in guerra, il parroco Don Domenico Scapaticci modificò la facciata anteriore della chiesa aggiungendovi una nicchia con il monumento, donato da un ex-combattente della prima guerra mondiale.
Nel 1993, comunque, dopo che il monumento ai Caduti è stato spostato in piazza Garibaldi, la facciata ha riassunto il suo aspetto originario. Le cancellate che delimitavano gli altari di S. Costanzo e della Concezione, stati tolti e utilizzati per recintare il sagrato.
L'antico organo non c'è più e con lui sono scomparsi anche i reliquiari che contenevano le ossa di S. Giusto Martire. In luogo del tetto delle navate di destra e di sinistra furono costruite due terrazze e il quadro che sovrastava l'altare maggiore fu sostituito da una nicchia con la statua di S. Nicola che, precedentemente, era posta a sinistra dell’altare; le statue di San Giusto e di Sant’Antonio da Padova, che erano rispettivamente a sinistra e a destra dell’altare maggiore in due nicchie addossate alle colonne, furono spostate ai lati dell’ingresso.
Questa serie di cambiamenti portarono anche alla eliminazione del vecchio Battistero, a sinistra dell’ingresso, con la pila al disotto del livello del pavimento. In seguito al terremoto del 1980 sono stati fatti ulteriori lavori di sistemazione sia alla chiesa che alla retrostante casa canonica.
Nei primi anni novanta i parroci che si sono succeduti, Don Luigi Verzaro e Don Luigi Mazzone, hanno provveduto, con il concorso del popolo, al restauro di quasi tutte le statue, rovinate dal tempo, dall'umidità e dall'incuria degli uomini.
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