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Costume tradizionale
Se le donne in ambito familiare contavano poco o niente, quando si passava all'eleganza lasciavano i loro uomini molto, ma molto indietro. Mentre i maschi si dovevano accontentare di un paio di calzoni al ginocchio di panno scuro, calzette bianche, camicia con colletto alto, panciotto abbottonato fin quasi al collo, giacca scura a doppia fila di bottoni e un cappellone, quasi sempre nero, a tesa larga e cupola squadrata, il costume femminile può essere annoverato tra i più belli di tutta la provincia sannitica.
Generalmente era a due pezzi: la gonna e la camicetta. La prima in castorino di colore blu o, più spesso, marrone arrivava alla caviglia ed era fatta a piegoline molto fitte in modo da creare un effetto ottico particolare quando la persona girava su se stessa; la gonna invernale era, invece, di bajetta senza pieghe longitudinali e presentava una falsa piega orizzontale a metà gamba. La camicetta era di lino bianco, con l'orlo delle maniche ornate di pizzi, mentre la parte superiore del petto e il colletto presentavano dei ricami curvilinei in seta bianca.
Il busto era sostenuto da un corpetto di seta damascata, con stecche interne, a colori molto vivaci che andavano dal verde smeraldo, al blu cobalto, al rosso o al viola con ricami in oro; il corpetto era legato sul davanti con lacci di seta e presentava sulla parte posteriore un rigonfiamento interno di ovatta per tenere su la gonna.
Il copricapo era una tovaglia di lana bianca di forma rettangolare con uno dei bordi più piccolo listato da una striscia di seta con motivi floreali o geometrici di colore rosso o nero, se indicanti un lutto recente. Per indossare la tovaglia i capelli, che venivano lavati con acqua in cui era stata messa a bagno per almeno dodici ore della cenere, cosa questa che li rendeva particolarmente lucenti e con rifletti dorati, dovevano essere pettinati a treccia che poi veniva arrotolata molto aderente dietro il capo.
La tecnica per poterla indossare senza che cada è tutta particolare: dopo averla appoggiata per di lungo sul capo in modo che la parte anteriore arrivi a coprire il viso fino al mento, è necessario piegare verso l'interno la parte anteriore pendente, tanto da formare un trapezio isoscele con la base minore molto piccola. A questo punto con un secco movimento delle mani bisogna gettare indietro il tutto fino a scoprire la fronte; in questo modo, se l'operazione è stata eseguita a regola d'arte, la tovaglia assumerà la forma di un copricapo molto squadrato, con i laterali che copriranno le guance.
L'abbigliamento era completato da un largo grembiule di seta tessuto a strisce di gradazioni diverse dello stesso colore con decori geometrici. Il grembiule non era allacciato in vita per intero; il laccio di seta, che fa da cinta, lasciava liberi gli orli superiori in modo che questi ricadevano sul davanti; il colore più usato era il rosso, ma anche il blu e il verde erano molto apprezzati.
Al collo e alle orecchie le nostre donne portavano collane d'oro o di corallo a più giri e pesanti orecchini degli stessi materiali.
Se il vestito era a pezzo unico, la camicetta era sostituita da una corta e aderente giacca di colore chiaro, sempre di seta damascata, con pizzi alle maniche e al colletto, stretta sul davanti da bottoni in madreperla o in oro.
L’abito giornaliero aveva pieghe più larghe, il grembiule era più piccolo e di panno comune
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